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Specialità gastronomiche di Torino: cosa mangiare tra dolci storici e aperitivi iconici

di Paola
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Torino non si racconta solo attraverso palazzi e piazze eleganti, ma anche attraverso i suoi sapori. Le specialità gastronomiche torinesi nascono da guerre, trasformazioni economiche e cambiamenti sociali che hanno modellato il gusto della città. Dal cioccolato alla cultura dell’aperitivo, passando per dolci e prodotti da forno, ogni assaggio svela un frammento di storia e identità piemontese ancora viva oggi.

Torino e i Savoia: le specialità gastronomiche nate alla corte reale

Torino è una città dai molti volti: città dell’auto, industriale, elegante, olimpica. Il periodo legato ai Savoia e alla nascita del Regno d’Italia è stato quello che ha lasciato l’impronta più profonda sulla sua cucina. La corte sabauda ha modellato le specialità gastronomiche di Torino, trasformando il gusto in strumento di identità e rappresentazione.

L’amore dei torinesi per il cioccolato iniziò nel 1563, quando Emanuele Filiberto spostò la capitale del Ducato di Savoia da Chambéry a Torino. Per celebrare l’evento il re offrì all’aristocrazia una bevanda ancora rara in Europa: la cioccolata calda, che diventò di gran moda in città. Non è un caso se oggi Torino dedica al cioccolato un evento come Cioccolatò.

All’epoca il cioccolato non era ancora simbolo del Piemonte come oggi, ma un prodotto raro ed esotico. La corte reale aveva accesso alle fave di cacao grazie all’alleanza con la Spagna, che le importava dalle sue colonie in America Latina. Se la bevanda di Maya e Aztechi, considerata energetica e afrodisiaca, arrivò in Europa dopo aver sostituito spezie e peperoncino con zucchero e latte, le fave di cacao trovarono terreno fertile nelle pasticcerie torinesi.

Con la nascita del Regno d’Italia, il cibo divenne anche diplomazia. Camillo Benso conte di Cavour utilizzava marron glacé e cioccolatini della storica pasticceria Stratta come regali per regnanti e ambasciatori e faceva accompagnare i ricevimenti ufficiali dai vini locali Barolo e Barolo chinato.

Nei suoi progetti di ampliamento dello Stato sabaudo e di creazione di uno Stato italiano era fondamentale l’alleanza con potenze straniere. Quando ambasciatori e messaggeri venivano a Torino, dovevano vedere l’eleganza, il buon gusto e l’ordine di questa nuova capitale, che si presentava al mondo attraverso raffinatezza e prestigio.

Vetrina della storica pasticceria Stratta in centro a Torino
Vetrina della storica pasticceria Stratta in centro a Torino

Dolci tipici di Torino: cosa assaggiare in città e comprare come souvenir

Torino è una delle capitali italiane del gusto e le sue specialità dolci sono diventate veri simboli della città. Dal gianduiotto ai cri cri, fino ai marron glacé, ogni prodotto racconta un intreccio di guerre, trasformazioni economiche e nascita della borghesia urbana. La tradizione dolciaria torinese è frutto di crisi superate con ingegno e di un nuovo gusto borghese, capace di trasformare ingredienti semplici in eccellenze riconosciute ancora oggi.

Gianduiotto: il cioccolatino simbolo di Torino di cacao e nocciole delle Langhe

Il gianduiotto è il cioccolatino più iconico di Torino, nato dall’incontro tra cacao e nocciole delle Langhe. La forma è inconfondibile: piccolo, triangolare e avvolto singolarmente in carta dorata, ancora oggi prodotto sia da grandi marchi sia da laboratori artigianali.

La sua origine risale all’Ottocento, in un periodo segnato dalle guerre napoleoniche. Il blocco dei commerci nell’Atlantico rese difficile l’arrivo delle fave di cacao dal Sudamerica. Per i maestri cioccolatieri torinesi fu un problema concreto: senza materia prima non si poteva continuare a produrre cioccolata.

La soluzione arrivò grazie a un’intuizione brillante. Michele Prochet, socio della pasticceria Caffarel, decise di mescolare il cacao disponibile con le nocciole delle Langhe, all’epoca abbondanti e meno costose. Le nocciole, naturalmente oleose e dolci, venivano macinate insieme alla pasta di cacao con strumenti semplici, prima ancora che la lavorazione si meccanizzasse lungo la Dora.

Il risultato fu un impasto più morbido e profumato, capace di valorizzare un prodotto locale trasformandolo in eccellenza. Per promuoverlo venne scelta una strategia originale: il nuovo cioccolatino fu legato alla maschera torinese Gianduia, figura popolare e sorridente del carnevale piemontese. Il nome stesso “gianduiotto” richiama questa maschera, diventando un efficace strumento di marketing ante litteram. Ancora oggi rappresenta uno dei simboli più riconoscibili di Torino.

Gianduiotti torinesi del marchio Boella & Sorrisi
Gianduiotti torinesi del marchio Boella & Sorrisi

Cri cri torinesi: nocciole ricoperte di cioccolato e palline di zucchero

I cri cri sono un cioccolatino che puoi trovare solo a Torino, formato da una nocciola tostata al centro, ricoperta di cioccolato fondente e avvolta da minuscole palline di zucchero bianco. Il gusto è strepitoso perché rimane dolce e croccante insieme, rendendoli immediatamente riconoscibili.

La leggenda racconta che nacquero grazie a un ragazzo innamorato di una giovane di nome Cristina. Ogni giorno acquistava per lei dolci e cioccolatini, tanto che il pasticcere ormai sapeva che quei dolci erano destinati alla sua “Cri”. Da qui sarebbe nato il nome “cri cri”, rimasto fino a oggi.

Diffusi nelle confetterie storiche del centro, i cri cri sono diventati un classico da regalare o portare a casa come souvenir gastronomico. Io stessa li regalo sempre volentieri nel periodo natalizio ad amici e parenti che vengono da fuori Torino. Piccoli, leggeri e facili da trasportare, rappresentano una delle specialità più iconiche della città.

Cioccolatini torinesi: cri cri, gianduiotto e cuneese al rum
Cioccolatini torinesi: cri cri, gianduiotto e cuneese al rum

Marron glacé a Torino: la tradizione delle confetterie storiche

Il marron glacé è una castagna candita in sciroppo di zucchero e glassata, fino a diventare lucida e morbida al cuore. A Torino non è solo un dolce, ma un simbolo di eleganza che nel periodo autunnale e natalizio diventa protagonista delle vetrine torinesi. Le confetterie storiche del centro lo trasformarono in un prodotto di lusso, legandolo all’immagine raffinata della città sabauda.

Nell’Ottocento, dopo lo Statuto Albertino, il clima in città divenne più libero e rilassato. Nacque il negozio moderno per la ricca borghesia che voleva spendere e mostrare il proprio status sociale. Comparvero le vetrine come le conosciamo oggi, con il cibo esposto in contenitori trasparenti che attiravano i golosi all’interno del negozio.

La preparazione dei marron glacé richiede tempo e precisione. I marroni non sono castagne qualsiasi, ma una varietà più grande coltivata in Piemonte. Vengono immersi più volte nello sciroppo, lasciati riposare e infine glassati con uno strato sottile e brillante. Questa lavorazione lenta ne preserva la forma e ne esalta la dolcezza naturale. Assaggiarli in una confetteria storica significa riscoprire una tradizione che unisce artigianalità, storia e cultura urbana.

Bevande storiche di Torino: aperitivi e dolci al cucchiaio

Tra aperitivi e caffè storici, Torino racconta la propria identità anche attraverso le sue bevande simbolo. Dal Vermouth inventato nel Settecento e diventato protagonista della cultura dell’aperitivo, al bicerin servito nei locali storici, fino allo zabaione legato alla tradizione popolare, ogni specialità nasce dall’incontro tra innovazione, ritualità urbana e trasformazioni sociali, contribuendo a definire l’eleganza gastronomica del capoluogo piemontese.

Vermouth di Torino: il vino aromatizzato simbolo dell’aperitivo torinese

Il Vermouth è un vino aromatizzato con erbe e spezie che nel tempo è diventato il simbolo dell’aperitivo torinese. La sua invenzione è merito di Giovan Battista Carpano, che nel Settecento mise a punto una ricetta a base di vino bianco, alcol ed erbe medicinali, mantenendo la formula un segreto industriale.

In origine il Vermouth venne commercializzato come sciroppo curativo, considerato utile per diversi disturbi, e solo in seguito ebbe successo come aperitivo. Con le esportazioni il Vermouth arrivò anche in America, dove venne utilizzato come ingrediente per cocktail che, rientrati in Europa, contribuirono a diffondere ancora di più la sua fama.

Una svolta importante fu la creazione del Vermouth bianco da parte della casa Martini, pensato per il pubblico femminile. Prima il Vermouth era solo rosso, per via del caramello in esso contenuto, nonostante la base fosse vino bianco. Grazie a un aperitivo dall’aspetto elegante e leggero, per le donne divenne finalmente accettabile bere in pubblico.

Oggi il Vermouth è tutelato da un consorzio di produttori, ognuno con le sue specifiche differenti, che ne valorizza l’origine piemontese. Assaggiando etichette diverse, puoi scoprire che il sapore del Vermouth spazia da molto dolce a decisamente secco. I Vermouth “moderni” sono più secchi perché risaltano meglio nei cocktail. Il mio preferito è il Vermouth Belle Epoque di Da Marco: dolce e intenso, come prevede la ricetta tradizionale. Lo trovi nello storico negozio affacciato su Piazza della Repubblica.

Bottiglie di Vermouth in vendita nell'enoteca Da Marco a Torino
Bottiglie di Vermouth in vendita nell’enoteca Da Marco a Torino

Bicerin: la dolce bevanda tipica di Torino nei caffè storici

Il bicerin è la bevanda più conosciuta dei caffè storici torinesi. Si prepara con tre ingredienti semplici ma perfettamente bilanciati, caffè espresso, cioccolato caldo e crema di latte, e la sua particolarità è la stratificazione, che permette di distinguere visivamente i tre livelli prima ancora di mescolarli.

Viene servito in un piccolo bicchiere di vetro da cui prende il nome, bicerin in dialetto piemontese, che significa proprio bicchierino. Pare che a ideare la bevanda sia stato, nel Settecento, l’omonimo locale Caffè Al Bicerin, nei pressi del Santuario della Consolata di Torino.

Il bicerin divenne presto una pausa rituale per intellettuali, politici e borghesi torinesi. Ancora oggi si gusta seduti ai tavolini dei caffè storici, senza fretta. Si può bere così com’è, lasciando che i sapori si fondano lentamente, oppure mescolarlo per ottenere una consistenza più uniforme. Assaggiare il bicerin significa entrare in una tradizione urbana che unisce eleganza, abitudine quotidiana e cultura del caffè torinese.

Zabaione: il dolce al cucchiaio da bere inventato a Torino

Lo zabaione è una crema calda e spumosa preparata con tuorli d’uovo, zucchero e vino liquoroso, tradizionalmente Marsala. La consistenza è morbida e vellutata, tanto da poter essere gustato al cucchiaio oppure bevuto direttamente dalla tazza. Secondo la tradizione lo zabaione sarebbe nato proprio a Torino, diventando uno dei dolci simbolo della città.

La leggenda più diffusa lo collega a San Pasquale Baylón, frate francescano che a Torino avrebbe consigliato ai fedeli un rimedio a base di uova e vino. La ricetta divenne popolare nelle cucine piemontesi, trasformandosi in una crema raffinata servita nelle case borghesi e nei caffè cittadini. Il nome del santo, abbreviato in dialetto in “San Bajon”, avrebbe dato origine al termine zabaione.

A Torino lo zabaione viene ancora preparato al momento, montato a mano fino a ottenere una consistenza soffice e ariosa. In città lo trovi solo nei menù tradizionali e nelle pasticcerie storiche, dove rappresenta una delle espressioni più autentiche della dolcezza torinese.

Bicchiere di zabaione servito in un bar
Bicchiere di zabaione servito in un bar

Grissini torinesi rubatà e stirati: dalla corte sabauda alle tavole di oggi

I grissini torinesi sono bastoncini di pane sottili e croccanti, diventati uno dei simboli più riconoscibili della città. Non a caso su molte confezioni puoi leggere proprio “torinesi”. Il nome grissino deriva dal piemontese ghersin, diminutivo di ghersa, che significa pane. Pare che Napoleone li amasse così tanto da farseli spedire quotidianamente da Torino.

L’origine dei grissini risale al Settecento, nella corte sabauda, dove vennero inventati per invogliare il giovane e gracile erede Vittorio Amedeo a mangiare. Accanto alla leggenda di corte esiste anche una versione più popolare, legata alla povertà. Il ghersin sarebbe stato un pane più piccolo venduto al dettaglio per pochi spiccioli, permettendo anche ai meno abbienti di acquistarlo.

Oggi si distinguono due varianti principali: i rubatà, più corti e arrotolati a mano, e gli stirati, più lunghi e sottili. I grissini stirati sono lavorati a mano e preparati con l’aggiunta di olio oppure, nella tradizione, anche di strutto, quindi cotti in forno. Il grissino rubatà, che in piemontese significa “ruzzolato”, utilizza un impasto simile ma viene arrotolato manualmente, risultando più consistente e saporito.

Da pane di corte a prodotto quotidiano, i grissini accompagnano ancora oggi ogni tavola torinese. Nei ristoranti li puoi trovare confezionati a lato del piatto oppure sciolti nel cestino del pane, ma i migliori sono quelli appena sfornati dalle panetterie.

Paola Bertoni con un sacchetto di grissini appena sfornati dal panettiere del quartiere
Selfie con un sacchetto di grissini appena sfornati dal panettiere del quartiere

Dove assaggiare le vere specialità gastronomiche di Torino

Centro storico e mercati sono le due anime complementari della gastronomia torinese, entrambe da esplorare. Nel centro storico si concentrano caffè e pasticcerie storiche, alcune attive da oltre un secolo, dove gianduiotti, cri cri e marron glacé vengono ancora preparati artigianalmente. Entrare in questi locali significa vivere un’esperienza che unisce degustazione e atmosfera, tra arredi d’epoca e vetrine curate.

Nel grande mercato di Porta Palazzo, a pochi passi dal centro storico, puoi trovare tutti i prodotti tipici di Torino, dai grissini artigianali alle specialità locali. I banchi del mercato e le botteghe offrono prezzi più accessibili, insieme a un’atmosfera quotidiana e genuina.

Piazza della Repubblica a Torino, dove si svolge il quotidiano mercato di Porta Palazzo
Piazza della Repubblica a Torino, dove si svolge il quotidiano mercato di Porta Palazzo

Food tour a Torino tra dolci tipici e Vermouth

Partecipare a un food tour a Torino è uno dei modi più divertenti per scoprire dolci e bevande tipici, assaggiando le specialità locali, perfetto se hai poco tempo o se visiti Torino per la prima volta. In due ore e mezza attraversi il centro storico accompagnato da una guida che collega assaggi e racconti, trasformando una semplice degustazione in un percorso culturale, dal gianduiotto al Vermouth.

Ho provato personalmente Torino Golosa, un itinerario che unisce cioccolato, cri cri, zabaione, grissini e degustazioni di Vermouth, con una fermata in una pasticceria per scoprire come vengono prodotti artigianalmente i gianduiotti. Mi è piaciuto perché alterna tappe nelle pasticcerie storiche a momenti di approfondimento sulle origini dei prodotti. Non a caso è un tour molto apprezzato anche dai torinesi stessi, non solo dai turisti.

Caffè storici di Torino dove assaggiare le specialità locali

I caffè storici di Torino sono locali nati tra Settecento e Ottocento che hanno conservato arredi e atmosfere originali. Non sono semplici bar, ma luoghi che hanno ospitato intellettuali, politici e artisti, diventando parte della vita culturale cittadina. Per questo motivo si sono riuniti nell’Associazione Caffè Storici Torino e Piemonte con lo scopo di ottenere il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

Entrare in un caffè storico significa fare un viaggio nella Torino elegante e borghese e assaggiare molte delle specialità locali nel contesto per cui sono nate. Se il bicerin trova la sua cornice naturale nei locali vicino alla Consolata, in altri caffè puoi gustare zabaione, gianduiotti e marron glacé serviti su vassoi d’argento o accompagnati da un Vermouth.

I caffè storici non sono solo una tappa golosa, ma un’esperienza culturale che unisce architettura, memoria e tradizione gastronomica. Puoi visitarne diversi in autonomia in un pomeriggio, oppure partecipare a una visita guidata sui caffè storici di Torino per scoprire le radici della cultura torinese del caffè, tra aneddoti curiosi e decorazioni d’epoca.

Paola Bertoni davanti all'Antica Tettoia dell'Orologio a Porta Palazzo, mercato di Piazza della Repubblica a Torino
Foto di me davanti all’Antica Tettoia dell’Orologio a Porta Palazzo, mercato di Piazza della Repubblica a Torino

Dove dormire a Torino

A Torino, come in tutte le grandi città, la posizione incide molto sull’esperienza, perché dormire in centro significa avere musei e caffè storici a pochi passi. Tra gli hotel più belli ci sono sicuramente l’NH Collection Torino Piazza Carlina, moderno e funzionale, oppure il raffinato Principi di Piemonte, nel cuore della città.

In alternativa, soluzioni economiche e molto interessanti sono i moderni ostelli con coworking e camere private Combo Torino, situato all’interno di un’ex caserma dei Vigili del Fuoco, e il residence CX Turin Belfiore, rispettivamente in Aurora e San Salvario, quartieri ricchi di ristoranti e locali.

Le specialità gastronomiche torinesi intrecciano storia, gusto e diplomazia. Condividi nei commenti quali dolci o bevande di Torino ti incuriosiscono di più, se li hai già assaggiati, oppure se ti piacerebbe partecipare a una visita guidata per gustarli direttamente nei luoghi dove sono nati, tra curiosità e aneddoti storici.

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