Il mio viaggio nel nord dell’India, tra Delhi, Rajasthan e Agra, è stata un’esperienza intensa, costellata da architetture meravigliose, spiritualità quotidiana scandita da dèi per ogni occasione, traffico surreale con mucche randagie e contrasti difficili da ignorare. Dal caos di Delhi alle haveli di Mandawa, dal rumore dei templi alla contemplazione del Taj Mahal, questo itinerario è stato per me una prima vera immersione in un Paese complesso, affascinante e profondamente diverso dall’Europa, che ha lasciato il segno e mi è entrato nel cuore.
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Viaggiare in India del Nord e Rajasthan: cosa devi sapere prima di partire
Chiunque sia stato in India può confermare che è un Paese che o ami o odi. L’India non è assolutamente una destinazione facile: troverai continui contrasti, dal lusso dei palazzi reali alle persone che vivono per strada, fino al degrado e all’immondizia accumulata accanto ai templi. Eppure è un viaggio che non lascia impassibili, che può cambiarti e regalarti emozioni molto forti. A me, personalmente, è piaciuta e non vedo l’ora di tornare, anche se mi ha messo di fronte ai miei limiti e ai miei pregiudizi di occidentale. Allo stesso tempo mi ha aperto la mente, offrendomi uno sguardo diverso sulla vita e sulla spiritualità.
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Viaggiare in India: meglio da sola o con un tour organizzato
Per quanto molte persone si facciano vanto di viaggiare sempre in autonomia, ci sono destinazioni per cui viaggiare con un tour organizzato fa una differenza enorme, soprattutto durante un primo viaggio. Oltre allo shock culturale di trovarti in un Paese profondamente diverso dall’Europa, in India il traffico caotico, la mancanza di regole apparenti e le mucche in mezzo alla strada possono complicare anche gli spostamenti più semplici.
Per questo motivo sono stata molto felice di aver organizzato e partecipato al viaggio in India delle Travel Blogger Italiane. Il nostro autista Makal e la nostra guida parlante inglese e francese Manoj sono stati fondamentali per la buona riuscita del viaggio.
Molte esperienze che abbiamo fatto, come visitare l’antica capitale Mandore e i pozzi a gradoni, sono possibili solo con una guida locale, a meno di non avere molto tempo a disposizione, contatti sul posto o una buona conoscenza della lingua. Noi ci siamo appoggiate al tour operator indiano 3959 miles che offre tour in tutta l’India e Paesi vicini.

Rajasthan: clima, distanze e costi di viaggio in India del Nord
Rispetto ad altre destinazioni, l’India richiede più organizzazione. Innanzitutto è un Paese enorme e, di conseguenza, climi e territori sono molto diversi al suo interno. Se vuoi fare un viaggio simile al mio, ti sconsiglio di partire nei mesi estivi: il caldo può diventare estremo, soprattutto nelle città del Rajasthan.
L’estate coincide anche con il periodo dei monsoni, con piogge intense e spostamenti più complicati, soprattutto sulle strade secondarie. Il periodo migliore per visitare l’India del Nord e il Rajasthan va generalmente da ottobre a marzo, quando le temperature sono più sopportabili e il clima è secco.
Il Rajasthan stesso è una regione vastissima e gli spostamenti tra una città e l’altra sono spesso nell’ordine di centinaia di chilometri e di molte ore di viaggio. In compenso, i costi di alloggi e trasporti in India sono in genere molto contenuti rispetto agli standard europei.
Cosa mangiare in India del Nord e in Rajasthan: piccante, spezie e street food
Mangiare in India è parte integrante del viaggio e cambia molto da regione a regione. Il Rajasthan ha una cucina propria, molto speziata e saporita, come abbiamo scoperto a Jaipur durante una lezione di cucina. Il piccante è presente praticamente ovunque e la nostra guida è stata fantastica nel mediare ogni volta con i cuochi per ottenere un livello di piccantezza accessibile a noi occidentali. I piatti migliori sono a base di legumi e verdure, sempre accompagnati da pane come chapati e naan.
Lo street food è diffusissimo e rappresenta uno spaccato autentico della vita quotidiana, ma anche un rischio per i nostri stomaci occidentali, abituati ad altri standard igienici. La nostra guida, terrorizzata all’idea che il gruppo potesse sentirsi male, controllava sempre che il cibo fosse preparato fresco al momento e che piatti e utensili fossero almeno sciacquati.
Tra i miei assaggi preferiti resta il succo di canna da zucchero appena spremuto al mercato, delizioso anche senza ghiaccio, che in India è sempre sconsigliato visto che l’acqua non è potabile.

Sporcizia, povertà e contraddizioni: cosa aspettarti dall’India
La sporcizia è un altro aspetto con cui fare i conti fin dal primo giorno in India, perché è diffusa ovunque. Attorno ai monumenti più famosi a volte c’è una pulizia di facciata, ma basta allontanarti di qualche strada per vedere la povertà di chi vive per strada e il degrado. Addirittura nei templi e nei laghi sacri puoi vedere immondizia galleggiare a pochi metri dai fedeli che rimangono impassibili, tanto è considerata normale.
A questo proposito, l’ingresso nei templi avviene sempre a piedi nudi, un altro aspetto poco amato da noi europei, che immaginiamo subito di poter contrarre chissà quali malattie viste le condizioni igieniche che vedi in buona parte dell’India. Per non stressarti inutilmente, ti conviene accettare che camminerai scalzo un po’ ovunque come parte integrante dell’esperienza. Posso solo consigliarti di portare con te un paio di calzini da usare allo scopo e molto disinfettante.
Gli indiani hanno anche una sensibilità molto diversa verso gli animali, che vengono spesso sfruttati per il “divertimento” dei turisti. Infine, in alcune zone particolarmente turistiche, puoi incontrare donne e bambini che chiedono l’elemosina, talvolta aggrappandosi ai finestrini dei bus in movimento. La nostra guida ci ha spiegato che spesso dietro l’accattonaggio si nascondono sfruttamento e maltrattamenti. Di fronte a queste situazioni, se vuoi aiutare davvero, è meglio non dare soldi, ma rivolgerti ad associazioni benefiche o chiedere consiglio a chi vive sul posto.
Itinerario in India del Nord: nove giorni tra Delhi, Rajasthan e Agra
Il classico itinerario nel nord dell’India unisce alcune delle destinazioni più rappresentative del Paese e permette di avere una prima visione d’insieme della sua enorme varietà culturale, storica e religiosa. Solitamente il punto di partenza e di arrivo è Delhi, ben servito da voli continentali e porta d’ingresso ideale per comprendere il caos e le contraddizioni dell’India contemporanea.
Da qui l’itinerario prosegue verso il Rajasthan, una delle regioni più affascinanti dell’India del Nord, dove si incontrano città storiche come Mandawa, con i suoi haveli affrescati, Jodhpur, la città blu dominata dal Forte di Mehrangarh, e Pushkar, centro sacro affacciato sul lago e legato al culto di Brahma. Jaipur, la città rosa, rappresenta una sintesi perfetta tra architettura monumentale, palazzi reali e osservatori astronomici.
Lasciato il Rajasthan, il viaggio continua verso Agra, nell’Uttar Pradesh, per la visita al Taj Mahal, simbolo dell’India nel mondo. Questo itinerario è considerato un grande classico perché attraversa luoghi iconici, ma offre anche spunti di riflessione sulla complessità culturale e spirituale del nord dell’India. Io ho percorso tutte queste tappe in un emozionante viaggio in India con le Travel Blogger Italiane durato 9 giorni ed è stato bellissimo condividere nuove esperienze e paesaggi con altre viaggiatrici appassionate.
Delhi: cosa vedere nella capitale indiana
Il nostro viaggio è iniziato con un’accoglienza calorosa in aeroporto, dove la nostra guida Manoj ci ha accolto con una profumatissima e scenografica ghirlanda di fiori. Usciti dall’aeroporto, l’ordine e la pulizia lasciano subito spazio al caos di Delhi, una città interessante da visitare come introduzione all’India.
Il primo incontro è stato con il traffico, su cui è impossibile dare una spiegazione razionale. Animali e persone si muovono in mezzo a strade congestionate, accompagnati da un rumore di clacson costante, colonna sonora di tutto il viaggio in Rajasthan.
Lasciate le valigie in hotel, siamo partite subito alla scoperta dei monumenti più famosi da vedere a Delhi. In questa prima giornata abbiamo attraversato epoche e significati molto diversi, muovendoci tra luoghi di culto, memoria storica e simboli dell’India contemporanea.
Qutb Minar
Considerato uno dei monumenti più antichi e importanti di Delhi, il Qutb Minar è un altissimo minareto in pietra arenaria. Visitarlo come prima tappa ci ha introdotte subito nella storia dell’India del Nord, fortemente influenzata dal dominio islamico, che ha lasciato un’impronta profonda su arte e architettura. Il Qutb Minar è circondato dal Parco Archeologico Mehrauli, un complesso di edifici storici che raccontano secoli di conquiste e trasformazioni, rendendo questo sito uno dei luoghi più significativi per comprendere l’evoluzione storica della capitale indiana.

Grande Moschea di Delhi
La Grande Moschea di Delhi è il principale luogo di culto musulmano della città ed è una delle moschee più grandi dell’India. Costruita in arenaria rossa e marmo bianco, domina il quartiere circostante con i suoi minareti e l’ampio cortile centrale. L’esperienza però non ci ha convinte del tutto. Nonostante i nostri vestiti sobri, siamo state obbligate a indossare veli e tuniche già utilizzate da moltissime persone prima di noi, cosa che non ci ha permesso di apprezzare particolarmente la visita.
Tempio del Loto
Avendo visitato i Giardini Bahai a Haifa, in Israele, ero molto curiosa di vedere il Tempio del Loto di Delhi, il principale tempio Bahai dell’India. La sua forma a fiore di loto, realizzata interamente in marmo bianco, rappresenta l’idea di purezza e apertura universale. Il tempio è aperto a persone di ogni religione e non ospita simboli o immagini sacre, perché vuole offrire un’esperienza universale di spiritualità. Tuttavia, la gestione frettolosa dei flussi di visitatori impedisce di fermarsi ad apprezzarne l’aspetto più contemplativo, anche se la visita rimane interessante dal punto di vista architettonico.

Memoriale di Gandhi
Il memoriale di Gandhi è uno dei luoghi più significativi per comprendere la storia moderna dell’India. Qui viene ricordato il Mahatma Gandhi, guida morale e politica del movimento per l’indipendenza indiana basato sulla non violenza. Il memoriale è volutamente semplice e sobrio, lontano da qualsiasi monumentalità celebrativa. Visitandolo si entra in contatto con una parte fondamentale dell’identità indiana e con i valori che hanno influenzato profondamente la storia del Paese.
India Gate
India Gate è uno dei simboli della Delhi moderna ed è un monumento commemorativo dedicato ai soldati indiani caduti durante la prima guerra mondiale. Situato lungo un grande viale monumentale, è circondato da spazi aperti e aree verdi frequentate da residenti e famiglie. India Gate rappresenta il volto più istituzionale della capitale e racconta il periodo coloniale e postcoloniale dell’India, offrendo uno spaccato diverso rispetto ai quartieri più caotici della città.
Mandawa: gli haveli e l’eredità dei mercanti del Rajasthan
Il secondo giorno abbiamo percorso circa 260 km in auto. Siamo partite da Delhi per arrivare a Mandawa, una città ormai semiabbandonata, ma ancora famosa per i suoi haveli, lussuosi palazzi storici. Fondata a metà del XVII secolo, Mandawa prosperò grazie alla sua posizione strategica lungo la Via della Seta, una delle rotte commerciali più importanti dell’Asia.
Grazie ai commerci internazionali che passavano dal Rajasthan, i mercanti accumularono ricchezze enormi, spesso superiori a quelle dei maharaja di Jaipur, e decisero di ostentarle costruendo lussuosi palazzi decorati da affreschi interni ed esterni, chiamati haveli.
Oggi molti haveli sono abbandonati, altri visitabili pagando un biglietto o lasciando una mancia al custode. Nel mio articolo sugli haveli di Mandawa, ho elencato tutti quelli ancora in piedi, visitabili o almeno riconoscibili dall’esterno.
La sera, la nostra guida ci ha organizzato una gita a sorpresa su un carretto trainato da dromedario, verso una duna di sabbia artificiale. Per quanto sia un’attività molto popolare tra i turisti indiani, a noi ha fatto riflettere soprattutto sulla differenza di sensibilità tra turismo indiano e occidentale, sul tema dello sfruttamento degli animali e della sostenibilità del viaggio.

Jodhpur: la città blu tra fortezze, mercati e contrasti
Da Mandawa abbiamo percorso circa 332 km in auto per raggiungere Jodhpur, dove ci siamo fermate due notti. Lungo il tragitto abbiamo fatto una sosta al rifugio delle mucche di Nagaur. A prima vista sembra un allevamento, in realtà è un vero e proprio ospedale per le mucche, animali sacri per gli indiani. Qui gli animali malati ricevono cure oppure vengono lasciati morire di morte naturale.
Il nostro sguardo occidentale ci ha fatto chiedere se non sarebbe meglio una pietosa eutanasia, ma non è la mentalità indiana. Prendersi cura delle mucche è considerato un atto di karma positivo, tanto che molte famiglie si recano al rifugio per cucinare cibo per i bovini e lasciare offerte. Durante la nostra visita, una famiglia indiana ci ha invitate a condividere questo momento con loro, permettendoci di osservare da vicino un gesto di devozione autentico.

Forte Mehrangarh
La prima attrazione di Jodhpur che abbiamo visitato è stato il Forte Mehrangarh, costruito su una collina rocciosa che domina l’intera città blu. All’interno si trovano enormi cortili che ospitano sfarzosi palazzi magnificamente decorati, un tempo residenza reale e oggi adibiti a musei.
Il Palazzo Reale all’interno del Forte Mehrangarh è composto da tre edifici distinti, ciascuno con una propria identità decorativa. Parte del complesso è chiusa al pubblico, ma le aree visitabili riflettono influenze musulmane e dell’arte moghul, testimoniando la contaminazione culturale della regione.
Jodhpur e la città blu
Jodhpur è famosa tra i turisti per i suoi mercati e per lo shopping. Noi ci siamo fermate da Maharani Art Exporters, banco dei pegni e spaccio tessile. In questo negozio si trovano oggetti d’arte e capi di alta moda realizzati con tessuti provenienti dalle grandi griffe europee. Persino l’architetto americano Frank Gehry si è fermato a fare acquisti qui.
Noi però volevamo vedere la vera città blu del Rajasthan, non limitarci a vederla dall’alto dal Forte Mehrangarh. La nostra guida ci ha dato l’idea di non esserci mai entrata e di non tenerci particolarmente a vivere questa esperienza. Dopo aver insistito per esplorarla in tuk-tuk con un autista locale, abbiamo capito perché i tour operator la evitano: immondizia ovunque, fogne a cielo aperto, cani randagi.
Eppure, in mezzo al degrado, siamo rimaste incantate dalle persone che ci sorridevano, dai bambini che giocavano a badminton nei vicoli, entusiasti di provare i nostri occhiali da sole. La sera, da un rooftop, abbiamo assistito a un corteo improvvisato di ombrelli colorati e musica Bollywood. Più tardi ci siamo unite al gruppo, ballando con loro per un tratto di strada.

Villaggi Bishnoi
Una delle escursioni più popolari nei dintorni di Jodhpur è il safari nei villaggi della comunità Bishnoi. Questa minoranza è diventata famosa per essersi opposta all’abbattimento degli alberi destinati alla costruzione di palazzi, arrivando a sacrificare le proprie vite per difendere la foresta.
Io e le mie compagne di viaggio di Travel Blogger Italiane eravamo entusiaste di partire per questa escursione in jeep nei loro territori. L’idea di incontrare una comunità così profondamente legata alla natura, al punto da volerla preservare a ogni costo, ci affascinava molto.
Come spesso accade in India, però, le attrazioni che sulla carta sembrano le più interessanti si rivelano in realtà esibizioni pensate a uso e consumo dei turisti. I safari seguono percorsi asfaltati e mostrano una vita quotidiana messa in scena per i visitatori, con pochissimo spazio per l’autenticità. Per noi questa esperienza ha aperto una riflessione sul confine sottile tra racconto culturale e turismo spettacolarizzato.
Mandore
Mandore è un’escursione da non perdere ad appena 9 km da Jodhpur, un luogo quasi totalmente sconosciuto ai turisti. Qui si trova l’antica capitale Mandore la cui architettura ricorda quella di Angkor Wat, ma senza l’esuberanza della natura incombente. Mandore è legata alla leggenda del matrimonio del re demone Rawana dello Sri Lanka con la principessa Mandora, che portò in dote proprio questa città.
Pushkar: la città sacra di Brahma e il lago dei pellegrini
Dopo Jodhpur abbiamo ripreso il viaggio per arrivare a Pushkar, la città sacra del Rajasthan, distante circa 211 km. In questa cittadina si trova il più importante tempio dedicato a Brahma, il dio creatore dell’universo. Il tempio, affacciato sul lago di Pushkar, è meta di pellegrinaggio continuo e per questo l’intera città è considerata sacra. A Pushkar non si servono alcolici da nessuna parte e l’atmosfera è profondamente diversa rispetto alle grandi città del Rajasthan.
Con la nostra guida abbiamo partecipato al sacro rito dell’Arti. Durante la cerimonia il sacerdote brahmino inizia a volteggiare in aria lucerne accese, facendole roteare più volte davanti alle statue di Brahma e della moglie. Nel frattempo le campane suonano in modo ossessivo e i fedeli battono le mani a ritmo. L’esperienza è stata molto intensa, quasi surreale, ma ci siamo lasciate trasportare completamente da quel ritmo ipnotico.
Oltre al tempio di Brahma, il lago di Pushkar è circondato da più di 300 templi. Tra questi abbiamo visitato il tempio dedicato alla dea Savitri, moglie di Brahma. Il santuario si trova in cima a una collina e si può raggiungere salendo 923 gradini oppure prendendo una funivia, come abbiamo fatto noi. Nel centro di Pushkar si trovano moltissimi negozietti di souvenir, cibo e vestiti, ma al di fuori dell’area del tempio la città si anima davvero solo durante l’annuale Festival di Pushkar dedicato alla compravendita del bestiame.

Jaipur: la città rosa e i palazzi dei maharaja
Da Pushkar ripartiamo per altri 150 km di viaggio in direzione Jaipur, la città rosa del Rajasthan. Il palazzo più iconico della città è senza dubbio l’Hawa Mahal, noto anche come Palazzo dei Venti. Le sue finestre in pietra, con decorazioni così fitte da sembrare pizzi, permettevano alle donne di corte di osservare gli eventi e le processioni che si svolgevano lungo la strada senza essere viste.
Il City Palace è il Palazzo Reale di Jaipur e ancora oggi residenza della famiglia del maharaja. L’architettura combina elementi rajput, mughal ed europei. Una parte del complesso è visitabile e ospita diversi musei. Tra gli oggetti più curiosi spiccano due enormi vasi d’argento, utilizzati durante un viaggio in Inghilterra per trasportare l’acqua del Gange da bere per il maharaja. Una sala raccoglie i ritratti dei sovrani precedenti, mentre l’ingresso dell’armeria accoglie i visitatori con una poco accogliente scritta “welcome” composta da lame e coltelli.
La città di Jaipur ospita il complesso architettonico più curioso del Rajasthan: l’osservatorio astronomico Jantar Mantar, riconosciuto Patrimonio UNESCO. Il complesso ospita grandi strumenti per osservare il movimento dei corpi celesti e la meridiana in pietra più grande del mondo. L’aspetto più interessante della visita è stato scoprire come in India astronomia e astrologia siano strettamente connesse e come quest’ultima determini matrimoni e scelte di lavoro.

Dintorni di Jaipur
Nei dintorni di Jaipur abbiamo visto il Jal Mahal, il Palazzo dell’Acqua, che sembra galleggiare sul lago Man Sagar e purtroppo non è visitabile. In compenso abbiamo trascorso mezza giornata a esplorare l’Amber Fort, antica residenza fortificata dei rajput e oggi destinazione molto popolare per le foto dei matrimoni. Lungo la strada abbiamo visitato il Gatore Ki Chhatriyan, complesso di tombe reali, e il Panna Meena Ka Kund, uno dei tanti pozzi a gradoni del Rajasthan utilizzati in passato come riserva idrica per la popolazione locale.
Lasciando Jaipur, ci siamo fermate al Galta Ji Temple, conosciuto anche come Tempio delle Scimmie, per la forte presenza di questi animali che vivono liberamente all’interno del complesso. Dal punto di vista architettonico il complesso è suggestivo, incastonato tra le colline e organizzato attorno a diverse vasche utilizzate dai pellegrini per il bagno rituale e la purificazione. Noi però siamo rimaste colpite soprattutto dalla sporcizia diffusa e dalla presenza di cumuli di immondizia, che però non sembravano in alcun modo infastidire i fedeli.

Agra: il Taj Mahal e i grandi monumenti moghul
Il nostro viaggio è proseguito per oltre 245 km in direzione Agra. Lungo il percorso ci siamo fermate a Fatehpur Sikri, l’antica città perduta. L’architettura è un mix di stile indo-islamico ed è un tipico esempio di città murata moghul, con spazi pubblici e privati ben distinti e porte di accesso monumentali. Passeggiare tra i suoi edifici in arenaria rossa permette di immaginare la vita di una capitale imperiale poi abbandonata, lasciata quasi immutata nel tempo.
Lasciata alle spalle la regione del Rajasthan, siamo entrate nell’Uttar Pradesh, dove si trova Agra. La città è visitata quasi esclusivamente per il Taj Mahal, che non ha bisogno di presentazioni ed è davvero bellissimo e suggestivo, esattamente come viene descritto. Proprio per la presenza del Taj Mahal, Agra è estremamente turistica e sono moltissime le persone che chiedono l’elemosina, spesso anche con bambini. La nostra guida li ha descritti come mendicanti professionisti, ma resta comunque difficile non rimanere colpite da una povertà così evidente.
Prima di ripartire abbiamo visitato il Red Fort, residenza principale degli imperatori della dinastia Moghul quando Agra era la capitale dell’India del Nord. Siamo poi tornate a Delhi, per prendere il nostro volo di rientro in Italia.

L’India che non mi aspettavo: cosa mi ha lasciato questo viaggio
Nonostante le difficoltà, l’India si è rivelata un viaggio interiore prima ancora che uno spostamento geografico. Ogni giornata è stata un confronto continuo con le nostre credenze, abitudini e con uno stile di vita basato su religione e spiritualità profondamente diverso da quello occidentale.
L’induismo non è solo una religione, ma una filosofia che si applica alla vita quotidiana. I suoi principi prevedono il rispetto per ogni forma di vita, animali compresi, ed è anche per questo che molti indiani seguono una dieta vegetariana. Ogni divinità viene venerata per un ruolo specifico e il rapporto con il divino è spesso molto personale. Gli induisti possono scegliere a quale divinità rivolgersi in base ai propri bisogni, alle esperienze di vita o alle inclinazioni spirituali del momento.
In India puoi far benedire un motorino prima di iniziare a usarlo, così come chiedere aiuto a un astrologo per scegliere il partner giusto, perché anche le stelle fanno parte della natura e indicano una possibile strada. Durante questo viaggio mi sono lasciata coinvolgere e, anche se il futuro marito predetto dall’indovino di Agra non si è ancora manifestato, è stato bello abbandonarmi a quell’idea e sentirmi per un attimo parte di un tutto già scritto, prima di tornare nei miei panni di occidentale abituata a spiegazioni razionali.
L’India ti sorprende anche per la bellezza dei palazzi del Rajasthan, i giardini segreti nascosti da mura, i cenotafi che sembrano città e le tecniche ingegneristiche dei pozzi a gradoni. Se l’hai già visitata o la stai considerando come prossima destinazione, condividi nei commenti la tua esperienza e cosa vorresti vedere in Rajasthan e nel nord dell’India.

4 commenti
Che bello ripercorrere le tappe di questo gran bel viaggio! Se penso che per un attimo avevamo entrambe carezzato l’idea di tornare in India…
Quando vuoi io ci sono! Il sud dell’India rimane ancora da scoprire ❤︎
Ho cominciato ad interessarmi dell’India da un anno a questa parte, dopo aver abbracciato la filosofia ayurvedica. Ho sempre preferito l’occidente, la modernità e il rigore, ma ora ho bisogno di spiritualità ed esperienze autentiche, e l’India potrebbe fare al caso mio, mucche moleste a parte.
L’India è davvero affascinante anche se il primo impatto può essere traumatico!