Il mio viaggio in Georgia è stato una vera sorpresa, anche perché prima di partire non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo prenotato uno dei primi voli diretti easyJet da Milano a Tbilisi e, sfogliando la guida, avevo letto di montagne, monasteri ortodossi, vino, formaggi e dei giganteschi ravioli georgiani chiamati khinkali. Una volta arrivata sul posto ho poi scoperto sanatori sovietici abbandonati, antiche città rupestri, grotte spettacolari, città piene di vita e uno stile di guida decisamente approssimativo, in cui devi dividere la strada con le mucche di passaggio.
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Perché visitare la Georgia: natura, cibo, antiche città rupestri e siti Patrimonio UNESCO
La Georgia si trova all’incrocio tra Europa e Asia e, passando da una regione all’altra, riconosci tutte le influenze culturali che l’hanno attraversata. Se Tbilisi ha un’aria molto europea, le città del centro sono decisamente sovietiche, mentre Batumi ricorda una piccola Dubai con forti influenze turche. Le montagne del Caucaso e la costa del Mar Nero si trovano a breve distanza l’una dall’altra e il Paese è ricco di siti Patrimonio UNESCO.
L’antica città rupestre di Vardzia si estende su 19 livelli, con circa 6.000 stanze scavate nella roccia. Il Monte Shkhara, la vetta più alta della Georgia, raggiunge i 5.193 metri nella catena del Caucaso. Anche dal punto di vista musicale, il Paese ha lasciato il segno ben oltre la Terra. Il canto polifonico Chakrulo viaggiò a bordo del Golden Record della sonda Voyager della NASA nel 1977, scelto per rappresentare la cultura umana nell’universo.
Se ti interessa gustare cibi tradizionali, la cucina georgiana comprende oltre 250 varietà di formaggi, inseriti in ogni tipo di focaccia che troverai nei negozi e sulle bancarelle lungo la strada, giganteschi ravioli ripieni di brodo chiamati khinkali e ripieni di brodo, carne o formaggio, churchkhela, frutta secca infilata su uno spago e ricoperta da uno spesso strato di mosto d’uva addensato, e molto altro ancora. Inoltre, gli scavi archeologici identificano la Georgia come il luogo in cui è nato il vino e i vitigni continuano ancora oggi a punteggiare le sue colline.
Nel 2023 l’Unione Europea ha concesso alla Georgia lo status di Paese candidato grazie alle riforme degli ultimi anni. Eppure lo stile di guida è rimasto ancora tipicamente georgiano, così come l’assoluto disinteresse per i turisti al di fuori di hotel e ristoranti.
Cose curiose da sapere prima di viaggiare in Georgia
Durante il mio viaggio on the road in Georgia ho scoperto alcune particolarità culturali che non mi aspettavo. Già prima di partire mi ero accorta che raramente gli hotel georgiani dispongono di camere doppie con letti singoli e, infatti, in viaggio con la mia amica e collega blogger Marina di The Travelling Petsitter abbiamo fatto non poca fatica a trovare dove dormire proprio per questo motivo. La maggior parte dei georgiani viaggia infatti in coppia o in famiglia. Viaggiare con un’amica, come ho fatto io, può suscitare curiosità e domande imbarazzanti. L’addetto del noleggio auto ci ha persino chiesto se fossimo una coppia e, al nostro sguardo basito, ci ha spiegato che gli uomini viaggiano spesso insieme, mentre due amiche lo fanno raramente.
I georgiani parlano georgiano e basta, al massimo russo. L’inglese è totalmente sconosciuto fuori dai luoghi più turistici. Durante il viaggio ci sono stati momenti in cui ho provato a comunicare in inglese, francese, italiano, spagnolo e persino ungherese, senza ricevere il minimo cenno di intesa, ma solo le risate della mia compagna di viaggio. Rassegnati subito all’incomunicabilità e goditi le incomprensioni.
Se hai in programma di visitare chiese e monasteri ortodossi, devi vestirti con un abbigliamento decisamente coprente, non basta un abbigliamento modesto secondo il nostro standard europeo. Oltre a coprire spalle e ginocchia, il dress code di molti monasteri ortodossi prevede anche un velo in testa. Se lo dimentichi, puoi trovarlo in prestito all’ingresso di quasi tutte le chiese.
Sempre riguardo all’abbigliamento, ti consiglio scarpe comode anche per muoverti in città perché spesso i centri storici sono pavimentati con ciottoli, mentre per visitare grotte, città rupestri e qualsiasi attrazione fuori città sono essenziali scarpe da trekking o almeno un paio di robuste scarpe da ginnastica con suola antiscivolo.
Per spostarti fuori dalle città principali è necessario noleggiare un’auto perché molti dei luoghi che hanno reso indimenticabile questo viaggio, dai sanatori sovietici abbandonati ai monasteri remoti fino alle città rupestri, sono difficili o addirittura impossibili da raggiungere con i mezzi pubblici. Ti consiglio di noleggiare l’auto tramite DiscoverCars, come ho fatto io, per poter comparare i prezzi di diversi operatori e avere la sicurezza di un’azienda affidabile in caso di imprevisti.
Guidare in Georgia richiede molta sicurezza al volante. I guidatori locali hanno un modo molto particolare di comunicare tra loro. Per esempio, per dare precedenza o far passare un altro veicolo fanno lampeggiare brevemente le quattro frecce, segnale che in tutta l’Europa occidentale significa “attenzione, c’è un problema davanti a te”.
Anche le strade georgiane hanno riservato delle sorprese curiose, con mucche che compaiono regolarmente a pascolare sulle strade principali, ma ho visto persino un cavallo brucare l’erba nello spartitraffico dell’autostrada. Inoltre, i lavori stradali sono frequenti, il che rende Google Maps sorprendentemente inaffidabile, mentre allo stesso tempo i cartelli stradali possono facilmente indirizzarti verso stradine senza uscita o strade che si interrompono improvvisamente in un cantiere. Dopo aver fatto retromarcia per diversi chilometri per uscire da una strada di montagna senza uscita già il secondo giorno di viaggio, ho capito rapidamente che guidare in Georgia è soprattutto una sfida di sopravvivenza.

Itinerario di otto giorni on the road in Georgia
Per il mio road trip in Georgia ho organizzato l’intero viaggio in autonomia, prenotando voli, hotel e auto a noleggio dall’Italia prima di partire. Con la mia amica Marina abbiamo attraversato la Georgia centrale e occidentale in otto giorni, scoprendo antiche città rupestri, sanatori sovietici abbandonati, località balneari sul Mar Nero e alcuni dei piatti migliori del Paese, con qualche imprevisto che ci ha fatto cambiare programma una volta viste le reali condizioni delle strade georgiane. Di seguito trovi il percorso esatto che abbiamo seguito, comprese le deviazioni e i momenti più memorabili del viaggio.
Giorno 1: Gori, il museo di Stalin e arrivo a Tskaltubo
Appena atterrate a Tbilisi nel primo pomeriggio, abbiamo incontrato Eric, l’addetto dell’autonoleggio che ci ha accolto in un parcheggio fuori dall’aeroporto e con cui non avevamo nessuna lingua in comune. Avevamo richiesto un piccolo SUV, il mezzo più adatto alle strade di montagna georgiane, ma ci siamo ritrovate con una berlina Nissan Versa. Tra uno stentato inglese e Google Translate ci siamo arrese subito al mood georgiano e ci siamo tenute la berlina, convincendolo però a tenere il numero della nostra carta di credito in ostaggio invece di pretendere una mazzetta di contanti.
Dopo circa novanta minuti abbiamo raggiunto Gori, una tappa scelta esclusivamente per la mia passione verso il mondo che stava dietro lo cortina di ferro. L’attrazione principale di Gori è il Museo di Stalin, totalmente disallineato con la sensibilità occidentale per la sua imponenza e funzione celebrativa. Le didascalie erano quasi tutte in georgiano, tranne poche traduzioni traslitterate male in inglese nelle sale principali. Abbiamo trovato un breve accenno alle repressioni politiche del regime solo in due salette vicino ai bagni, dopo una serie di busti e quadri di Stalin che fa cose. Un’altra attrazione è la modesta casa natale in legno di Stalin, situata all’esterno del museo e inglobata in un edificio monumentale.
Dopo questa visita surreale siamo ripartite verso Kutaisi, fermandoci per la notte nella vicina Tskaltubo. Lo splendido Tskaltubo Epic Hotel and Spa ci ha accolto dopo una lunga giornata. Una nuotata, una sauna e una fantastica cena georgiana a base di badrijani, fantastici involtini di melanzane con crema di noci, ci hanno finalmente fatto gustare la fantastica ospitalità e cucina del Paese.

Giorno 2: autostop per le Grotte di Prometeo e retromarcia su una strada di montagna
Un giro in barca lungo un fiume sotterraneo con una coppia bielorussa era l’ultima cosa che mi aspettavo quel giorno. L’idea era di visitare semplicemente le Grotte di Prometeo a Tskaltubo, a breve distanza dal nostro hotel. Tuttavia, senza contanti per il parcheggio e con l’impossibilità di comunicare con il parcheggiatore, dopo una sbarra chiusa in modo poco amichevole sulla nostra auto, per fortuna senza danni, siamo tornate a parcheggiare l’auto in hotel e abbiamo fatto autostop lungo la strada.
Uno scuolabus di passaggio, in gita alle grotte, ci ha caricate e lasciate all’ingresso, dove abbiamo scoperto l’esistenza di un biglietto con giro finale in barca. Proprio lì abbiamo conosciuto una coppia della Bielorussia che ci ha fatto venire voglia di visitare il loro Paese. Per fortuna la barca attraccava proprio di fronte al nostro hotel, così non abbiamo dovuto preoccuparci del ritorno, ma ovviamente anche questo non era segnalato.
In tarda mattinata ci siamo dirette verso il Monastero di Gelati, seguendo indicazioni su Google Maps che si contraddicevano continuamente. Alla fine abbiamo deciso di fidarci della segnaletica georgiana e siamo finite in una stradina di montagna chiusa da un muro, costringendomi a una lenta retromarcia in discesa di diversi chilometri perché non c’erano spiazzi per girare la macchina, probabilmente una delle manovre più epiche che abbia mai fatto.
Il monastero era in piena fase di restauro e coperto di impalcature, ma trasmetteva comunque sensazioni molto forti. Una fedele locale ci ha spiegato che la fortissima energia positiva del luogo era dovuta alla vigna sulla collina, piantata secoli fa dal re David in persona.
Rientrate a Kutaisi, città da sempre legata al mito di Medea e del Vello d’Oro, abbiamo passeggiato per la città vecchia fermandoci a visitare la Cattedrale di Bagrati, in teoria con ingresso gratuito, in pratica con una signora davanti alla porta che estorceva offerte ai turisti. La cena al Gala Restaurant è stata un altro momento indimenticabile grazie a un cooking show sulla preparazione dei khinkali, i ravioli tradizionali georgiani ripieni di brodo, carne e formaggio.

Giorno 3: sanatori fatiscenti a Tskaltubo e cantieri a Batumi
Le attrazioni più popolari della Georgia occidentale sono i sanatori abbandonati di Tskaltubo con le loro scale crollanti, finestre rotte e sale da ballo dell’epoca sovietica. Oltre al loro fascino decadente, offrono quel brivido che provi sapendo di visitare qualcosa per cui non hai il permesso di accesso. Nel miglior stile georgiano, al sanatorio Imereti i guardiani, ben organizzati, si alternano come guide improvvisate in cambio di una piccola mancia, mentre il sanatorio Metallurgist è occupato da famiglie sfollate che accolgono i visitatori con diffidenza e richieste di denaro che sanno più di estorsione che di un gentile invito alla mancia.
Dopo la visita ai sanatori principali e tre ore di auto, siamo arrivate a Batumi, la destinazione balneare più popolare sul Mar Nero. Il New Wave Hotel, nonostante le sue quattro stelle, ci ha deluso sotto ogni aspetto immaginabile, iniziando dalla piscina che si affacciava su altri grattacieli in costruzione, con il rumore che ne consegue. Per di più noi in costume eravamo l’intrattenimento degli operai che ci buttavano qualche occhiata tra caricare una trave e l’altra.
Batumi mi ha ricordato la mia prima volta a Dubai, quando era tutto ancora in costruzione, con grattacieli moderni accanto a cantieri incompiuti. Con il confine a pochi chilometri di distanza, l’influenza della Turchia si sente fortissima, a partire dalla gastronomia locale che sembra più balcanica che mai. La città vecchia, invece, ci ha conquistato per il suo fascino europeo, con edifici dalle facciate color pastello, strade eleganti e caffè tranquilli affacciati sulle piazze.

Giorno 4: una ruota panoramica ferma e il pasto migliore del viaggio
Il Batumi Boulevard si snoda per chilometri lungo il mare, tra giardini, sculture e fontane danzanti. Una pista ciclabile corre parallela alla passeggiata. Sullo sfondo, grattacieli non finiti si ergono ancora con le gru al lavoro. Il mio obiettivo del giorno era fare un giro sulla ruota panoramica incorporata nella Batumi Tower, uno dei simboli più riconoscibili della città, ma l’ho trovata chiusa senza alcuna spiegazione reperibile online. Apparentemente è sempre ferma, cosa confermata anche dai residenti.
Poco distante si trovano l’Alphabet Tower e la statua di Ali e Nino, i due monumenti più celebri di Batumi, vicino a uno dei porti turistici più caotici incontrati nei miei viaggi, con barcaioli in atteggiamento da buttadentro e musica a tutto volume. Tornando verso il centro, Piazza Europa e le viuzze della città vecchia offrono sensazioni completamente diverse, dove edifici eleganti color pastello convivono con palazzine sovietiche in cemento.
La sera, la cena da Tavaduri è stato il pasto migliore dell’intero viaggio, con giganteschi gustosissimi khinkali. I nostri vicini di tavolo ci hanno insegnato a mangiarli correttamente, iniziando con il mordere un lato per aprirli e berne il brodo, per poi scartare il nodo di pasta più duro dopo aver mangiato il ripieno. Infine abbiamo concluso la giornata con una deliziosa fetta di torta al miele chiamata medoki.

Giorno 5: una città rupestre, un autostoppista e il ritorno al caos di Tbilisi
Cinque ore di guida su strade di montagna dissestate ci hanno convinto ad abbandonare i piani per visitare la lontana Vardzia. L’unica vera autostrada georgiana, al momento del nostro viaggio, era ancora in costruzione e probabilmente lo è ancora, visto che collegava Tbilisi e Batumi solo a tratti.
Abbiamo quindi ripercorso la stessa strada, scegliendo Uplistsikhe come città rupestre da inserire nel nostro viaggio. La strada per arrivarci era molto georgiana e consisteva in uno sterrato condiviso con mucche locali. Tuttavia ne è valsa la pena perché Uplistsikhe consiste in una serie di stanze scavate direttamente nella roccia della collina, utilizzate come centro di culto pagano molto prima dell’arrivo del Cristianesimo.
Nel ritorno verso Tbilisi abbiamo caricato un autostoppista polacco, in Georgia con un programma di volontariato europeo, che ci ha raccontato con entusiasmo le sue esperienze. Abbiamo quindi proseguito verso Mtskheta, l’antica capitale religiosa che i georgiani considerano il loro Vaticano. Nonostante pony, carrozze e una piazza inequivocabilmente turistica, la città conserva ancora un fascino autentico e per visitare la Cattedrale di Svetitskhoveli e il Convento di Samtavro è richiesto un abbigliamento modesto che prevede spalle e ginocchia completamente coperte.
La sera Tbilisi ci ha accolto con un traffico caotico, ma nonostante la fatica per raggiungere il nostro hotel, con parcheggio privato inesistente e piscina molto più piccola che in foto, siamo comunque riuscite a lasciare l’auto in un parcheggio non particolarmente terribile.

Giorno 6: gattini, fortezze chiuse e bagni sulfurei
Per il nostro primo giorno a Tbilisi abbiamo preso la funivia fino a Narikala, scoprendo che la fortezza era chiusa, senza alcun cartello a spiegarne il motivo. Sperando in maggior fortuna, ci siamo dirette verso il Giardino Botanico, ma la scarsa segnaletica ci ha sconfitto di nuovo. A quel punto ci era ormai chiaro che le informazioni turistiche in Georgia sono spesso più un suggerimento che una certezza.
Tuttavia, scendendo per un sentiero panoramico verso la città vecchia, abbiamo trovato per caso una piccola chiesa dedicata a Betlemme con una colonia di gatti residenti e le coccole ai gattini hanno reso la gita della mattina indimenticabile. Nella città vecchia di Tbilisi le strade alternano edifici restaurati a facciate fatiscenti decorate con coloratissimi murales, mentre shisha bar e locali di karaoke riempiono ormai molte delle zone più frequentate dai turisti.
Nel tardo pomeriggio ci siamo concesse l’esperienza tipica di Tbilisi: un’ora nei bagni sulfurei del quartiere Abanotubani. La zona vicino al fiume è tra le più turistiche della città, con tantissime proposte pensate per i turisti. Io però ho scelto di provare il Bagno n. 5, uno degli ultimi bagni ancora frequentati dai locali. All’interno, una cupola decorata a mosaico sovrasta file di semplici docce, senza nessuna vasca, solo acqua sulfurea bollente che esce da tubi di plastica.

Giorno 7: il museo etnografico e i mercati di Tbilisi
A poca distanza da Tbilisi si trova un villaggio ricostruito con le tradizionali abitazioni georgiane. Questo sulla carta. Nella realtà, il traffico mattutino, strade chiuse e deviazioni confuse hanno trasformato quello che doveva essere un breve tragitto in oltre un’ora di viaggio. Una volta arrivate, il Museo Etnografico Giorgi Chitaia ha comunque ripagato lo sforzo del viaggio, nonostante l’incapacità di comunicare in una qualsiasi lingua dell’Europa occidentale con i bigliettai e le audioguide inesistenti.
All’interno del museo all’aperto abbiamo visitato diverse case tradizionali provenienti da tutta la Georgia, arredate con mobili e utensili d’epoca. Ognuna era presidiata da guide che fornivano spiegazioni dettagliate ai visitatori in perfetto inglese, lasciandoci ancora più perplesse sul motivo per cui il personale della biglietteria non ne parlasse nemmeno una parola.
Nel pomeriggio ci siamo invece divise per andare a caccia di souvenir visitando il mercato di Piazza Orbeliani, il mercato del Dry Bridge e il turistico Meidan Bazaar. Puoi immaginare dalle foto qual è stato il mio souvenir preferito.

Giorno 8: la multa più economica e il peggior hamburger di sempre
Dopo una veloce colazione, con l’ansia di trovare il peggior traffico di Tbilisi, siamo arrivate in aeroporto molto più velocemente del previsto, smentendo ogni previsione negativa. Tuttavia l’imprevisto era dietro l’angolo perché, riconsegnando l’auto, abbiamo scoperto di aver preso una multa per aver svoltato dove non era possibile. Tra l’altro in un incrocio impossibile dove non si capiva nemmeno quale fosse la direzione corretta.
Preparandoci al peggio, ci aspettavamo un piccolo salasso quando abbiamo scoperto che ammontava all’equivalente di appena € 6. L’unico inconveniente era che si poteva pagare solo in contanti, che ovviamente avevamo già speso. Una di noi è quindi rimasta in ostaggio del collega di Eric mentre l’altra correva in aeroporto a prelevare a un bancomat.
Sarebbe già stato un finale perfettamente georgiano per il nostro viaggio, ma abbiamo concluso con un pranzo in aeroporto da Wendy’s, una popolare catena di fast food che ci ha regalato il peggior hamburger di sempre prima di salire sul volo di ritorno. Con la testa ancora piena di paesaggi montani, e nel bagaglio qualche churchkhela e calzini con i khinkali il nostro viaggio era ufficialmente finito.
Impressioni finali dopo un viaggio on the road in Georgia
Ho lasciato la Georgia con più domande che risposte. Non è una destinazione facile, né perfettamente organizzata per i turisti. Lavori stradali, cartelli confusi e informazioni turistiche inesistenti possono mettere alla prova la pazienza, soprattutto se scegli di esplorarla in auto.
Eppure sono proprio quelle imperfezioni ad aver reso il viaggio così memorabile. I chilometri macinati ci hanno portato a conversazioni inaspettate, chiese nascoste, edifici sovietici abbandonati e alcuni dei piatti migliori mai assaggiati. Invece di seguire un percorso turistico ben confezionato, ho avuto la sensazione di scoprire il Paese una sorpresa alla volta.
Se ti stai chiedendo se consiglierei la Georgia, assolutamente sì, ma con aspettative realistiche. Non immaginarti un’organizzazione impeccabile e infrastrutture turistiche perfettamente sviluppate. Se invece ami i road trip indipendenti, le esperienze autentiche e le mete ancora genuine, la Georgia ti ripagherà a ogni tappa.
Personalmente guiderei di nuovo su quelle strade assurde senza pensarci due volte, con l’obiettivo di finire ogni giornata con un altro piatto di khinkali fumanti.
